Motumbá Axé

terça-feira, 3 de março de 2020
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In tempi di crescente e rinnovata intolleranza contro le religioni di matrice africana, soprattutto da parte delle numerose e intransigenti chiese neopentecostali e evangeliche, voglio condividere un interessante documentario in lingua portoghese ma che ho sottotitolato in italiano nel 2007. Un buon strumento per capire meglio una realtà religiosa che si rifà alle origini di una parte importante del popolo brasiliano.

Em tempos de crescente e renovada intolerância contra religiões de matriz africana, especialmente pelas muitas e intransigentes igrejas neopentecostais e evangélicas, quero compartilhar um interessante documentário em língua portuguesa, mas que legendei em italiano no 2007. Uma boa ferramenta para entender melhor uma realidade religiosa que remonta às origens de uma parte importante do povo brasileiro.

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Nonostante tutto...

segunda-feira, 2 de março de 2020
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Nonostante tutto...
Esco dal mio silenzio volontario perchè è arrivato il momento in cui non reagire e rinunciare a lottare, a gridare la propria rabbia, diventa una questione di vita o di morte. Niente di sconvolgente, ovviamente, ma una grande voglia rinnovata di continuare ad esistere e resistere, come persona, come comunità, come popolo.

Solo uma breve riflessione sulla situazione italiana: se ci troviamo in questo stato comatoso politico, intellettuale e morale lo dobbiamo solamente e interamente a noi stessi, piccolo popolo di gretti egoisti, miopi e insopportabilmente litigiosi. Pensiamo che tutta la colpa sia della mediocre classe politica che ci governa, o fa finta di governarci? Basta guardarsi allo specchio per scoprire che altro non è che il nostro riflesso.

Solo che la nostra italietta, in questo mondo che va alla rovescia, può essere ancora vista come un piccolo eden se confrontata al Brasile, paese dove trascorro molto del mio tempo seguendo i miei progetti di volontariato. Nemmeno lontanamente potete immaginare l’abisso in cui è precipitato questo grande e immenso paese dopo il golpe istituzionale contro la presidenta Dilma, l’interregno penoso del vice Temer e l’attuale governo Bolsonaro.
Non che i governi del PT (il partito di Lula, che non avendo uma sua maggioranza ha dovuto fare alleanze con partiti molto spesso a dir poco inaffidabili) fosse tutto rose e fiori. Molti errori furono fatti, molte promesse di cambiamento non furono mantenute, molti dei suoi dirigenti si sono fin troppo facilmente lasciati assimilare dal sistema ben collaudato della corruzione e latrocínio a spese delle casse pubbliche. Ma non si può negare i molti risultati positivi nella lotta alla povertà e nell’inclusione sociale di una grande parte dela popolazione da sempre condannata ala pura sopravvivenza.
Oggi tutto questo è svanito nel nulla e il processo di distruzione morale, politica e sociale è sempre più inarrestabile. Non so quale futuro possa avere il Brasile e questo mi riempie di uma tristeza profonda. Eppure questa non è una ragione per desistere. Oggi più che mai è necessario rimboccarsi le maniche, non piangersi addosso e agire.

Nel nostro piccolo continuiamo a esistere e resistere. Nonostante tutto!

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Brasile: con Bolsonaro presidente traballano i diritti degli afrodiscendenti di Giulia Cerqueti

domingo, 15 de setembro de 2019
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In questo articolo del 2018 la giornalista Giulia Cerqueti esprimeva i suoi timori sul futuro dele comunità afrodiscendenti com l’ascesa al potere del nuovo presidente del Brasile Jair Bolsonaro. A distanza di nemmeno um anno, dobbiamo purtroppo prendere atto che la realtà si è rivelata molto peggio dele previsioni più pessismiste, non solo per gli afrodiscendenti ma anche per tutte le frange più deboli dela società. 



Dopo le elezioni in Brasile e la vittoria di Jair Bolsonaro come nuovo presidente del Paese, le comunità dei discendenti degli schiavi, i quilombo, temono che il lungo cammino verso il riconoscimento dei propri diritti sia costretto a frenare e regredire. Ecco un reportage dal Paraíba, uno Stato che conta una forte presenza di afrodiscendenti.

di Giulia Cerqueti - 21 Novembre 2018 - da João Pessoa (Paraíba, Brasile)

Dal ciglio della montagna sulla quale si aggrappano tenacemente le case del quilombo Grilo, Maria de Lourdes, 76 anni, osserva, in silenzio, il panorama dei campi coltivati a mais, fagioli e macaxeira, la manioca tipica di questa regione del Nordest brasiliano, il Paraíba. Maria de Lourdes vive qui con suo marito Severino, 73 anni d’età. 
Il loro racconto è simile a quello di tanti altri quilombola, i discendenti degli schiavi africani portati a forza in Brasile che, una volta liberi, sono riusciti a mettersi insieme per fondare una comunità. Una storia fatta di qualche vittoria e di tante lotte per vedere riconosciuti diritti umani spesso in contrasto con gli interessi di grandi gruppi economici e di potenti coalizioni politiche. Una battaglia che si ripropone ancora oggi, alla vigilia dell’insediamento del nuovo presidente, Jair Messiah Bolsonaro, l’esponente di estrema destra che ha vinto le ultime elezioni in Brasile e che prenderà la guida del paese il 1° gennaio 2019. 

 Maria de Lourdes e Severino – Foto: Giulia Cerqueti
Maria e Severino, comunità-città andata e ritorno 
Severino lavorava come contadino nella terra del fazendeiro, il grande proprietario terriero. A 70 anni ha imparato a guidare la motocicletta, ne ha comprata una e ora va in giro nei vicini centri urbani fuori dal quilombo. 
Tanti anni fa anche lui e Maria de Lourdes, come molti altri abitanti di queste comunità afrodiscendenti, erano emigrati a Rio de Janeiro pensando di trovare l’El Dorado. Ma alla fine sono tornati nella loro comunità, che non hanno più abbandonato. 
Accanto a Maria de Lourdes, Luigi Zadra, ex missionario comboniano oggi volontario laico, trentino, indica in lontananza un casale azzurro: è la «casa grande», spiega, l’abitazione dei fazendeiro. Oggi buona parte di questa terra appartiene alla comunità quilombola, che ha ottenuto il riconoscimento del diritto di proprietà comunitaria inalienabile. 

Severino davanti alla sua abitazione – Foto: Giulia Cerqueti
Quilombo: significato, storia e definizione 
La storia delle comunità quilombola è legata a quella del colonialismo in Brasile, che nell’arco di tre secoli deportò e ridusse in schiavitù quasi quattro milioni di africani. Gli ex schiavi, fuggiti dai latifondi o affrancati, si riunivano in luogo impervi, isolati, difficilmente espugnabili, sulle montagne, nelle foreste, per dare vita a nuovi nuclei abitativi, sociali e familiari, autogestiti in forma comunitaria, dove preservare la loro cultura, le tradizioni, la religiosità. 
Economia rurale e terra per i quilombola del Brasile I quilombo hanno vissuto una storia difficile, sofferta, hanno combattuto e resistito per affermare la loro esistenza, per reclamare i loro diritti alla conservazione della propria identità, mantenersi ancorati alle loro radici e soprattutto ottenere il diritto fondamentale alla terra che a loro spetta. 



Luigi Zadra – Foto: Giulia Cerqueti
«Il quilombo per sopravvivere ha bisogno del territorio, che è un concetto diverso dalla terra: territorio non significa soltanto sostentamento economico, fa riferimento a un patrimonio di storia, antropologia, cultura, radici, consapevolezza». Le comunità sono essenzialmente rurali, vivono di agricoltura familiare, pesca, attività artigianali. 

Insediamenti afrodiscendenti nel Paraíba 
Zadra si occupa di sostegno ai quilombo attraverso l’Associazione di sostegno agli insediamenti e alla comunità afrodiscendenti (Aacade) nata nel 1997. Nel Paraíba attualmente esistono 39 comunità, la prima ha ottenuto il riconoscimento nel 2011. «Ma la rivendicazione territoriale», spiega Zadra, «viene dopo, è uno stadio avanzato, più complesso, che spesso divide i quilombola stessi. Molti preferiscono lasciar stare per paura di ritorsioni, minacce e violenze contro la comunità». 
Grilo, a quasi 100 chilometri dalla capitale dello Stato, João Pessoa, è una comunità tradizionale, ancora molto isolata, ma già attiva e propositiva. Alcuni mesi fa qui è nata la Casa della donna quilombola, un centro di aggregazione sostenuto da Aacade. Nella comunità vivono circa 70 famiglie, che vanno avanti grazie a un’economia di sussistenza fondata sull’agricoltura. 

La casa della donna quilombola – Foto: Giulia Cerqueti
«Ma la terra non basta. Così molti vanno a cercare lavoro nelle città vicine, a partire da Campina Grande». Come Leonilda, 56 anni, uno scricciolo di donna dalla forza immensa. Quattro figli, un marito con problemi di alcolismo, lei è l’unica donna qui a lavorare come muratore. Quando le arriva la chiamata, lei va nei cantieri. 

Geografia e presenza degli afrodiscendenti brasiliani 
La resilienza di questo popolo trova espressione nel Conaq, il Coordinamento nazionale di articolazione delle comunità quilombola rurali nere che ad oggi stima circa 2.847 insediamenti riconosciuti, per la maggior parte nel Nordest del paese, e 1.533 processi aperti. 
Il riconoscimento e la definizione ufficiale di “quilombo” non sono questioni di poco conto: solo con il completamento di questi passaggi formali si può accedere ai programmi sociali dello Stato e, quindi, avere una maggiore possibilità di uscire dall’emarginazione e dalla povertà. 

Razzismo e violenza contro i quilombo in Brasile 
Nella pratica quotidiana, i diritti dei quilombola continuano a essere violati e minacciati, dando origine a forti tensioni sociali. Secondo una recente ricerca intitolata “Razzismo e violenza contro i quilombo in Brasile”, gli omicidi di quilombola sono aumentati del 350% in un anno: dai quattro del 2016 si è passati ai 18 del 2017. Tra il 2008 e il 2017 su 36 assassini, 29 sono avvenuti nel Nordest, regione che si distingue per una storia di resistenza legata alla terra. 
Lo studio è stato promosso dal Conaq con la Ong Terra dei diritti, in collaborazione con il Collettivo di consulenza legale Joãozinho de Mangal e l’Associazione di avvocati di lavoratrici e lavoratori rurali della Bahia. 

Maria de Lourdes nel quilombo Grilo – Foto: Giulia Cerqueti
La Costituzione, Cardoso e Lula: Brasile e quilombola 
La Costituzione del 1988 (dopo la fine della dittatura) per la prima volta ha sancito il diritto alla proprietà territoriale collettiva, ma il cammino di riscatto dei quilombola è stato complicato, strenuamente osteggiato dagli interessi delle grandi imprese e dei gruppi ruralisti, dai partiti di destra e da un razzismo radicato nella società che considera gli afrodiscendenti cittadini di serie B rispetto alla popolazione bianca, nutrendosi di stereotipi discriminatori e classisti. 
Gli ultimi 30 anni sono stati una storia altalenante tra passi avanti e battute d’arresto. Nel 2001 il governo Cardoso ha introdotto il marco temporal (limite temporale), ovvero l’obbligo per i quilombo di fornire prove certe dell’esistenza continuativa della loro comunità fin dal 1888, anno dell’abolizione della schiavitù, fino al 1988. 
Il marco temporal è stato superato dal primo governo Lula: nel 2003 il decreto 4.887 ha fissato il diritto di “auto-attribuzione” come unico criterio per la definizione delle comunità quilombola e ha stabilito che ad esse dovessero essere assicurati beni territoriali sufficienti per la loro esistenza e il loro sviluppo. Nel 2004 il governo ha lanciato il Programma Brasile Quilombola, gestito dalla Segreteria delle politiche di promozione dell’uguaglianza razziale (Seppir). 

Con Temer cresce il potere del capitale agrario 
Il decreto 4.887 è sempre stato ostacolato dall’oligarchia agraria. A minacciare la sua attuazione è stato il Partito di centro-destra Democratas (Democratici), che nel 2012 ha avanzato la richiesta di dichiarazione di incostituzionalità del decreto. La battaglia ha ottenuto una risoluzione a febbraio 2018, quando il Supremo tribunale federale ne ha confermato la costituzionalità. 
D’altro canto, dopo l’impeachment nel 2016 dell’allora presidente Dilma Rousseff, il governo di Michel Temer ha spalleggiato le rivendicazioni della destra liberale, delle multinazionali e dell’oligarchia agro-industriale, ha bloccato i processi per il riconoscimento di nuovi insediamenti e ha trasferito l’Incra (Istituto nazionale di colonizzazione e riforma agraria), l’ente federale preposto alla demarcazione delle terre, dal ministero dello Sviluppo agrario a quello della Casa Civil. 

Brasile post-elezioni: presidente Bolsonaro e quilombo 

Jair Bolsonaro – Foto: Fabio Rodrigues Pozzebom / Agencia Brasil (via Flickr)
Ora, l’ascesa alla presidenza dell’ex militare populista di estrema destra Bolsonaro preoccupa la popolazione afrodiscendente. Del resto, i presupposti gettano ombre pesanti sul futuro operato del presidente: ad aprile 2017, durante un evento elettorale a Rio de Janeiro, dopo essersi espresso contro indigeni, donne, omosessuali, rifugiati, Bolsonaro ha affermato che, in caso di elezione, non avrebbe più concesso un centimetro di terra demarcato a indigeni e quilombola. 


Affermazioni che non sono scivolate via senza suscitare reazioni e che gli sono valse un’azione civile – condotta a Rio dai procuratori della Repubblica Ana Padilha e Renato Machado – con l’accusa di aver usato informazioni distorte, espressioni ingiuriose, prevenute e discriminatorie con l’intento di ridicolizzare e disumanizzare un gruppo etnico. 
Al termine del processo di primo grado, ad ottobre 2017, l’allora deputato era stato condannato al pagamento di 50 mila reais – circa 12.000 euro – come indennizzo per danni morali collettivi alle comunità quilombola e alla popolazione nera. Condanna cancellata di recente, però, nel secondo grado di giudizio. 

Strade del Brasile a fuoco e fiamme

quinta-feira, 24 de maio de 2018
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Piú fumo che fiamme, almeno fino ad ora. Ma é un fatto che praticamente tutte le autostrade e strade di importanza strategica del paese sono bloccate da quattro giorni per le proteste dei camionisti, ai quali si stanno aggiungendo altri tipi di servizi come Uber, mototaxi, trasporto scolastico. Mezzi pubblici cittadini e a lunga percorrenza funzionano con meno della metá della flotta per mancanza di combustibile (in alcuni casi il servizio si é ridotto quasi a zero; alla stazione dei pullman deserto assoluto...).

E oggi ho provato personalmente cosa vuol dire muoversi in questo caos. Dovevo andare alla Casa do Sonhos per dare il mio corso di fotografia ma, dopo pochi chilometri sono incappato nel primo blocco dei camionisti che, bontà loro, lasciavano passare zigzagando le macchine private. Pensavo di essermela cavata ma ecco che, dopo un chilometro il viadotto sotto il quale dovevo passare, era bloccato in uscita e entrata da pietre e pneumatici in fiamme. Cambio direzione, imbocco una stradina laterale e, non so per quale miracolo, sono arrivato a destinazione. Solo che Casa dos sonhos aveva sospeso le attività dimenticandosi di avvisarmi.

Decido di ritornare per un altro percorso. All’inizio tutto bene ma, arrivato alla strada che porta all’aeroporto, tutto é bloccato in ambo le direzioni con una sequenza di barriere di pneumatici in fiamme. Una di queste barriere é proprio davanti a una grande caserma e, in effetti, alcuni militari li vedo; staranno sgombrando la strada, penso; e invece sono lí indaffarati nel tentativo di sostituire la ruota anteriore del camion completamente a terra. Trovo un varco e superando con varie deviazioni i successivi ostacoli riesco a tornare a casa.

La situazione é effettivamente confusa e caotica; il governo golpista in carica, totalmente impreparato, non sa che pesci pigliare e, ripensando allo sciopero dei camionisti cileni contro il governo Allende, vengono un pó i brividi. C’é giá chi sta parlando di intervento dei militari, il che sarebbe abbastanza insolito: un intervento militare contro un governo di destra ultraconservatore sarebbe “contro natura”, ma in Brasile tutto può succedere, soprattutto se non è normale. A seguire alcune foto che ho scattato durante il viaggio di ritorno: pneumatici in fiamme e code per fare rifornimento di benzina in uno dei rari distributori ancora riforniti.





Identificazione etnica

quarta-feira, 31 de janeiro de 2018
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Alla fine di gennaio stavo visitando il salone paraibano dell'artigianato quando mi imbattei in alcune bambole etniche, una volta tanto belle. Immediatamente decisi di comprarle e portarle al progetto Escrilendo del quilombo Matão.
La reazione delle bambine? Basta vedere il video e le fotografie!


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Primo incontro di formazione Escrilendo 2018

sábado, 27 de janeiro de 2018
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Il 26 gennaio abbiamo realizzato il primo encontro di formazione delle ragazze volontarie del progetto Escrilendo. Un incontro intenso e pieno di attività, riflessioni, dinamiche, scambi di idee sotto la guida della coordinatrice del progetto, Ivanise Gonçalves de Lima, supportata dalla pedagoga Ivanilda Gonçalves de Lima. Particolare attenzione é stata dedicata alla questione dell’auto stima e della promozione della coscienza etnica dei bambini.




















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